Al di là del mare - Parole,immagini e fantasia

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Al di là del mare  (Francesco Aurilio)
Quel faro lontano dal tempo,
a fuggir da ore e lancette,
e tocchi risuonanti di campane
ad annunciar messe e feste
di Santi e di Santuzze,
distante,
a comandar su un isolotto
di cui il nome porta del paese
che in fronte siede,
s’affaccia su due specchi d’acqua
e uno agitato pare
mentre l’altro,
che sfugge dal soffio del maestrale,
calmo se ne sta.
Sorretto da un gran bastione di vecchia memoria,
che pur le mura han difficoltà a ricordar storia
di mercanti e marinai,
briganti e altri guai,
impenetrabile fortezza fu,
in un oramai distante passato
che lo scorrer del tempo ha pian piano squarciato,
trascinando con se ogni vittoria colma di gloria
ha lasciato quei luoghi muti,
e trasportato dal vento
ora è solo il silenzio. 
Ma in verità
c’è molto di più di quello che appare nella realtà.
Io che ci fui stato ve lo racconto con tutta onestà.
Esiste qualcosa che neanche si vede,
te ne accorgi quando in quel luogo metti piede.
Dalla spiaggia risali fino alla vecchia tonnara,
dove vedi ciò che resta di una storia amara
di tonni e pescatori nei loro barconi,
e mi vien in mente con riluttanza
l’orrenda visione di quella mattanza.
E’ solo immaginazione,
volto le spalle e vado avanti nella mia esplorazione.
Il passo che segue quei sentieri intrecciati
in mezzo agli arbusti che son tutti mischiati.
Non ci vuol niente a sbagliar direzione
e girar in tondo a perder la cognizione,
ma basta alzar il viso
e lo vedi in fronte che quasi ti scappa un sorriso.
Prosegui il tuo cammino in questa terra selvaggia,
se ti volti indietro non scorci più la spiaggia.
Ti ritrovi in mezzo al paesaggio
in un luogo che pare un miraggio,
dove vengon a morir tanti gabbiani
lasciando in terra piume bianche e ossa di crani.
Non ti far impressionare da codesta natura
è il corso della vita e non c’è d‘aver paura.
Manca poco e sei quasi arrivato
e ciò che resta dietro è già superato.
Una magnifica visione ti si presenta innanzi
e rimani avvolto da infiniti silenzi.
Entri dentro questo posto inanimato
e ti accorgi che è stato da molto tempo abbandonato,
sali le scale fin sopra le mura
la parte più alta di questa struttura.
Ora lo puoi toccar con mano
quel faro che si vede da lontano.
Accedi ad una piccola porticina
ed una scala a chiocciola ti porta fino in cima.
A qualcuno par essere pericoloso
ma quando sei lassù ti rendi conto di quanto sia meraviglioso.
Chiudi gli occhi e acuisci i tuoi sensi,
scompare ogni cosa a cui in genere pensi.
Fai un respiro profondo
in modo che sia infinito ogni secondo.
Ora che gli occhi ho riaperto
mi rendo conto che una parte di me ho appena scoperto,
mi lascio accarezzare dalla brezza del vento
che urta su queste mura e sembra un lamento,
soffia trasportando con se gli schizzi del mare
e questa realtà fuori dal mondo mi pare.
Da quassù si vede ogni cosa
che Iddio custodisce come questa Terra radiosa.
E’ giunta ora di lasciar codesto faro
e andare indietro per me è tanto amaro,
ma non c’è soluzione che possa bene andare
se non quella che un giorno mi veda tornare.
Adesso che lo guardo di nuovo lontano,
capisco che tutto questo non è stato invano
perché sento che qualcosa laggiù ho abbandonato,
una parte di me ho appena lasciato.
Nuvole bianche - Ludovico Einaudi
 
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